Perché conoscere la moralità non spiega la moralità?
Nel video di oggi, Houston prova a discutere con il Dr.Frank sulla moralità.
Houston afferma che siamo in grado di creare uno standard morale al di sopra di ogni individuo, analizzando ciò che le culture ritengono giusto e sbagliato nel tempo e quelle che sono state punite come giuste e sbagliate nel tempo, andando a creare in questo modo delle normative culturali.
Un tentativo per spiegare la moralità
E anche se questo potrebbe diventare più un discorso di sociologia, piuttosto che uno studio di etica e moralità, Houston continua ad affermare che la moralità può essere spiegata senza riferirsi alla natura di Dio, basandoci sul fatto che alcune cose portano le persone a soffrire e la sofferenza non è desiderabile.
Quindi possiamo dedurre come un fatto oggettivo, che tutte le persone agiscono come se la loro sofferenza fosse reale, e da questo possiamo estrapolare un’etica positiva.
Ed è qui che nasce il problema con il fondamento della moralità. Ovvero, il discorso di Houston prova a darne uno al di fuori dell’umanità ma se non c’è niente al di fuori dell’umanità, siamo solo dei germi troppo cresciuti.
La domanda a questo punto è: perché la moralità deve esistere al di fuori dell’umanità, invece di essere semplicemente estrapolata dall’umanità nel suo complesso?
Il Dr. Turek ci porta un esempio concreto per dimostrare che la moralità deve trascendere l’opinione ed il desiderio umano.
“Supponiamo che un certo regime dittatoriale del secolo scorso avesse vinto la seconda guerra mondiale e avesse fatto il lavaggio del cervello a tutti gli altri governi, affinché credessero che uccidere un certo tipo di popolazione, o certe persone con determinate tendenze, fosse una cosa buona e giusta. Questo lo renderebbe giusto?”
Ovviamente no!
Moralità, Epistemologia e Ontologia
Anche se tutti fossero d’accordo, oggettivamente non lo sarebbe.
È qui che il discorso si divide in epistemologia ed ontologia.
Il discorso di Houston prova ad affermare uno standard oggettivo all’umanità solo perché noi agiamo come se certe cose fossero oggettivamente sbagliate, ma il discorso non è come si conosce il bene e il male (epistemologia), piuttosto è perché esiste il bene e il male (ontologia).
Se, da un punto di vista ateo, siamo solo molecole in movimento, germi troppo cresciuti, robot di carne senza libero arbitrio, allora non può esserci uno standard oggettivo.
Il Dr.Turek offre un’analogia che ci aiuta a comprendere meglio questo aspetto:
“Si può leggere un libro e sapere cosa il libro cerca di dire. Ma si può anche negare che ci sia un autore di questo libro. Non ragionevolmente, ma si può fare. Il fatto però, è che senza autore, non ci sarebbe nessun libro da leggere.”
Conclusione:
Ed è lo stesso discorso con la moralità: si può conoscere la morale giusta e sbagliata osservando le persone e affermare che le sofferenze inutili non siano desiderabili (come leggere il libro e sapere cosa dice), ma tutto questo non sarebbe davvero sbagliato se non ci fosse uno standard al di là di noi che dice che non dobbiamo imporre sofferenze inutili alle persone. Si può sapere e negare che esista, ma non lo si saprebbe se non esistesse.
Proprio come non si potrebbe leggere un libro se qualcuno non lo avesse davvero scritto.
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