La volontà degli apostoli a morire per le loro convinzioni è uno degli argomenti più comunemente citati a sostegno della risurrezione. Nel mio recente libro, The Fate of the Apostles (La Morte degli Apostoli, ndr), esamino le prove storiche dei loro martiri. Ecco la mia tesi nel libro:
"Gli apostoli trascorsero tra un anno e mezzo e tre anni con Gesù durante il suo ministero pubblico, aspettandosi che egli proclamasse il suo regno sulla terra. Sebbene disillusi dalla sua morte prematura, divennero i primi testimoni di Gesù risorto e subirono la persecuzione; molti poi conobbero il martirio, firmando la loro testimonianza, per così dire, con il proprio sangue. La forza della loro convinzione, segnata dalla loro volontà di morire, indica che non hanno inventato queste affermazioni; piuttosto, senza eccezioni, credevano davvero che Gesù fosse risorto dai morti. Sebbene questi fatti non provino di per sé né la verità della risurrezione in particolare né il cristianesimo nel suo complesso, essi dimostrano la sincerità della fede degli apostoli, dando credibilità alle loro affermazioni sulla veridicità della risurrezione, che è fondamentale per la causa del cristianesimo. In altre parole, la loro volontà di affrontare la persecuzione e il martirio indica, più di ogni altra cosa immaginabile, la loro sincera convinzione che, dopo essere risorto dai morti, Gesù sia effettivamente apparso loro."
Questo solleva una potenziale obiezione che tratto verso la fine del libro: È possibile che gli apostoli siano stati uccisi senza volerlo? Forse hanno rinnegato la loro fede sotto pressione, hanno negato Gesù risorto, ma sono stati uccisi lo stesso. Questa obiezione presenta tre problemi principali.
Prima Obiezione: Testimonianza Uniforme
In primo luogo, non esiste un briciolo di prova che un apostolo abbia esitato o abbia rinnegato la sua fede, ad eccezione di Giuda. La testimonianza uniforme degli Atti e dei primi padri della Chiesa sostiene che essi soffrirono volontariamente per annunciare Gesù risorto. E sapevano che la persecuzione sarebbe arrivata a causa dell'insegnamento e del modello di Gesù[1].
Seconda Obiezione: Morti in circostanze diverse
In secondo luogo, gli apostoli furono uccisi in luoghi diversi, in momenti diversi e in modi diversi. Se gli apostoli fossero stati radunati e uccisi tutti insieme, questa obiezione potrebbe avere qualche valore. Ma non è questo il caso. Le morti degli apostoli avvennero probabilmente nell'arco di circa sessant'anni (42 d.C. – 103 d.C.) e a centinaia di chilometri di distanza l'una dall'altra, forse addirittura a migliaia. Si sa che alcuni apostoli morirono prestissimo (ad esempio, Giacomo figlio di Zebedeo), ma gli altri continuarono a proclamare pubblicamente il Vangelo. Date le diverse storie dei loro viaggi e dei loro destini (anche se molte di queste sono certamente apocrife), è inconcepibile che tutti abbiano sofferto e siano morti involontariamente per la loro fede. In realtà, non ci sono buone ragioni per credere che questo sia avvenuto per nessuno di loro.
Terza Obiezione: Assenza di testimonianze di rinnegamento
In terzo luogo, se un apostolo avesse rinnegato la sua fede, è difficile immaginare che non ci sia stata almeno una citazione nella storia. Lo storico Michael Licona osserva che,
"Possiamo anche aspettarci che una ritrattazione da parte di uno qualsiasi dei discepoli avrebbe fornito munizioni agli oppositori cristiani come Celso e Luciano nel terzo quarto del secondo secolo, il primo dei quali scrisse contro la Chiesa mentre il secondo scrisse del movimento cristiano in modo negativo. Pertanto, suggerire che i discepoli non abbiano sofferto volontariamente per il loro messaggio significherebbe proporre uno scenario molto poco plausibile”[2].
Ci si aspetterebbe che i cristiani citassero anche un apostolo che avesse esitato, soprattutto quando cominciarono ad infuriare i dibattiti su come trattare i credenti che desideravano rimanere nella Chiesa dopo aver abbandonato la loro fede sotto la minaccia del martirio. Se esistesse una storia apocrifa anche solo lontanamente credibile sulla ritrattazione di uno degli apostoli, dovremmo aspettarci di sentirne parlare. Ma la documentazione storica non ne parla.
Conclusione
Come ho dimostrato in The Fate of the Apostles, gli apostoli erano tutti disposti a soffrire e a morire per la loro convinzione di aver visto Gesù risorto. Sebbene non si possa dimostrare storicamente che siano morti tutti come martiri, sappiamo che proclamarono volontariamente la fede in mezzo alle persecuzioni, con la piena consapevolezza del costo potenziale della fedeltà a un "criminale" crocifisso pubblicamente. Anche se la documentazione storica è incompleta, non ci sono buone ragioni per credere che siano stati giustiziati contro la loro volontà. Credevano davvero che Gesù fosse apparso loro ed erano disposti a morire per questa convinzione.
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[1] Gesù disse ai suoi discepoli di aspettarsi la persecuzione (Matteo 10:16-23; Marco 13:9; Giovanni 15:18-27, 16:2-3, 33) e la sofferenza per amore della giustizia (Matteo 5:10-11, 43-44; Luca 6:22-23). Li avvertì persino che sarebbero stati uccisi, come Israele aveva ucciso i profeti (Matteo 21:33-40, 22:6, 23:30-31, 34, 37; Marco 12:1-11; Luca 6:22-23, 11:47-50, 13:34, 20:9-18). Si aspettavano la persecuzione, come l'ha sperimentata Gesù stesso (Giovanni 15:18-27), proprio a causa della loro proclamazione del nome di Gesù davanti agli uomini (Matteo 24:9; Luca 21:12-13, 17).
[2] Michael R. Licona, The Resurrection of Jesus: A New Historiographical Approach (Downers Grove, IL: InterVarsity, 2010), 371.
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Sean McDowell, Ph.D., è professore di Apologetica cristiana alla Biola University, autore di oltre 15 libri, oratore riconosciuto a livello internazionale e insegnante part-time di scuola superiore. Seguilo su Twitter: @sean_mcdowell, TikTok, Instagram e il suo blog: seanmcdowell.org.
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