Come Cristiani, abbiamo la consapevolezza di vivere in un mondo dove esiste ancora il male.
Dio non lo ha del tutto eliminato, quindi quale dovrebbe essere la nostra risposta nella lotta contro il male? Siamo i primi responsabili? Abbiamo la libertà di concederci dei piaceri pensando anche ai nostri bisogni personali, o dobbiamo caricarci continuamente di questa difficile missione?
La domanda in questione, riporta una grande tensione. Aiutare andando oltre o arrivare fin dove si può? Come nel finale di Shindler’s List, dove Oskar Shindler che ha salvato molti ebrei durante la Shoah, capisce che avrebbe potuto comprare la libertà di tanti altri ebrei.
Ma c’è un equilibrio, perché quello che fa al male, ciò che vogliamo gli accada, è il Vangelo.
Il Vangelo è la questione dei diritti umani per eccellenza, perché affronta l’ingiustizia alla radice, il cuore dell’essere umano.
Non si può sperare di risolvere il problema del male senza guarire questo cuore. Senza produrre un cambiamento dall’interno.
Il Male si può curare.
Il Pastore Rice Broocks, racconta l’esperienza di malattia di sua moglie, definendo “buona notizia” la diagnosi di ciò che la stava uccidendo, perché da lì in poi sapevano cosa aveva e come poterla affrontare.
Similmente, l’essere umano ha una malattia dentro di sé, ma c’è una buona notizia: esiste una diagnosi ed una cura.
Dio può cambiare il cuore di ogni essere umano, può curare questa malattia. È per questo che il Vangelo è rivoluzionario, non si tratta di una religione o di unirsi a una chiesa in particolare, ma di avere Cristo che cambia il nostro cuore.
Ed è questo che ci impegniamo a fare, conquistare un cuore alla volta a Cristo. Facciamo il possibile per affrontare l’ingiustizia quando la vediamo, ma per eliminarla del tutto, possiamo farlo solo tramite il Vangelo.