L’argomento della regolazione fine è un bias di sopravvivenza?
Nelle sue presentazioni, il Dr. Turek parla dei vari argomenti che ci sono per l’esistenza di Dio, tra cui l’argomento della regolazione fine, che mostra come alcune grandezze fisiche del nostro universo, siano delle costanti basate su numeri infinitamente piccoli. Per esempio, la costante cosmologica deve essere regolata con una precisione di 110^120 (1 seguito da 120 zeri), altrimenti l’universo collasserebbe su sé stesso oppure si espanderebbe troppo rapidamente per permettere la formazione di stelle e galassie.
Ad ogni modo, ecco la domanda dell’interlocutore di oggi: “Mi capita spesso di sentire l’argomentazione secondo cui, noi esistiamo perché l’universo è perfetto e ci permette di esistere, ma questo mi sembra sia un bias di sopravvivenza.”
Il Dr. Frank Turek cerca di capire: “Cosa intendi per bias di sopravvivenza?”
Ed ecco la definizione secondo l’interlocutore: “Il bias di sopravvivenza è un po’ come quando si sente dire dalle persone anziane: ‘Oh bevo dalla canna del giardino e sto bene, la gente non deve preoccuparsi. Non ti ammalerai.’ E poi, il piccolo Billy si ammalò di legionellosi durante l’amministrazione Kennedy. Quindi non può testimoniare riguardo questa affermazione. Mi sembra un po’ la stessa cosa con l’universo. Certo, possiamo dire che è perfetto perché noi siamo qui. Se non esistessimo, non potremmo sostenere che non lo sia.”
Due importanti dettagli della Regolazione Fine:
Il Dr. Turek risponde dicendo: “Certo, non potremmo sostenere che non lo sia, ma non ci sarebbe nemmeno modo di dire che l’universo è stato finemente regolato. Ci sono due aspetti di questo argomento: il primo è che se l’universo non fosse stato ben regolato fin dall’inizio, allora ci sono due scenari, o l’universo non si sarebbe creato, o sarebbe collassato su sé stesso. In secondo luogo, non ci sarebbe nemmeno la chimica, se le condizioni iniziali dell’universo non fossero esattamente quelle giuste. Quindi, non è solo un argomento a favore dei ‘sopravvissuti’, ma è un argomento a favore dell’esistenza di un universo.”
Dopodiché prosegue riportando un’analogia del filosofo John Leslie proprio su questo argomento: Supponiamo che siate messi di fronte a un plotone d’esecuzione di cento tiratori addestrati, bendati. Ad un certo punto sentite il comando: Pronti… mirare… sparare! Si sentono i colpi di pistola, ma vi rendete conto di non essere morti… in pratica siete sopravvissuti!
Il fatto stesso di essere sopravvissuti spiega perché tutti i tiratori hanno sbagliato? No, non lo spiegherebbe affatto. Potrebbe essere stata fortuna? Ma la fortuna non è una spiegazione. Quello che potremmo pensare è: questa esecuzione è stata truccata, avevano delle pistole a salve o hanno sparato lontano da me!
Il fatto che siamo vivi non spiega perché siamo vivi…
Il Dr. Frank, quindi, conclude dicendo: “Il fatto che siamo vivi, non spiega perché siamo vivi. Dobbiamo essere vivi per spiegarlo, certo, ma proprio come il sopravvissuto al plotone di esecuzione, non puoi spiegarti perché sei ancora vivo, solamente perché sei vivo. Devi chiedere in giro e capire il motivo per cui sei ancora in vita.”
In conclusione, l’argomento della regolazione fine dell’universo ci pone di fronte a delle evidenze impossibili da ignorare. Non si tratta solo di un pregiudizio, o bias di sopravvivenza. Il fatto che l’universo è così finemente regolato, e noi siamo in vita per poterlo osservare, non spiega perché l’universo è in questa maniera. Bisogna indagare in modo attento e seguire le evidenze fin dove portano. Per scoprire altri contenuti di Apologetica Cristiana o approfondimento sugli argomenti a favore dell’esistenza di Dio, visita il nostro sito web: it.crossexamined.org.



