Forse l'affermazione più comune riguardo al martirio di Pietro è che fu crocifisso a testa in giù. Secondo la storia, Pietro si rifiutò di essere crocifisso all'insù come il suo maestro Gesù, e così chiese una morte a testa in giù. E i Romani furono più che felici di accontentarlo.
Testimonianze della crocifissione di Pietro
Come ho illustrato nel mio recente libro The Fate of the Apostles (La Morte degli Apostoli, ndr), le prove storiche del martirio di Pietro sono piuttosto convincenti. Dal primo secolo in poi, la testimonianza unanime è che l'Apostolo Pietro morì come martire (probabilmente a Roma). E dato il riferimento precoce in Giovanni 21:18 ("…ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà là dove tu non vorresti") e dato che la crocifissione era una forma comune di punizione per gli schiavi e i cittadini non romani, anche la crocifissione di Pietro è storicamente probabile. Ma che dire dell'affermazione che fu crocifisso a testa in giù?
1. Gli 'Atti di Pietro'.
La prima testimonianza della crocifissione di Pietro a testa in giù si trova negli Atti di Pietro, un testo apocrifo della fine del II secolo (circa 180-190 d.C.). Gli Atti di Pietro sono pieni di materiale leggendario, come Pietro che solleva un tonno e Simone Mago che vola in aria. Eppure, contiene un elemento storico. Christine Thomas scrive: "Il semplice fatto che individui del primo secolo esternamente attestati appaiano come protagonisti nelle pagine degli Atti di Pietro è sufficiente a dimostrare che queste narrazioni non erano finzioni completamente svincolate dalla memoria storica"[1].
Nel racconto della morte di Pietro negli Atti di Pietro, egli si avvicina al luogo dell'esecuzione e pronuncia un discorso al popolo e alla croce (36:7-8). Conclude dicendo: "Ma è giunto il momento per te, Pietro, di consegnare il tuo corpo a coloro che lo stanno prendendo. Prendetelo, dunque, voi che avete il dovere di farlo. Vi chiedo dunque, carnefici, di crocifiggermi a testa in giù in questo modo e in nessun altro". Pietro pronuncia un ultimo discorso mentre è a testa in giù sulla croce e poi muore (40:11).
Molti spesso ritengono che la richiesta di Pietro dimostri umiltà, in quanto non si considerava degno di morire allo stesso modo di Gesù. Ma il testo non lo dice apertamente. Piuttosto, come illustro in modo più approfondito in The Fate of the Apostles, il suo stato di capovolgimento simboleggia che l'umanità decaduta è stata restaurata attraverso la croce. Il mondo è stato messo sottosopra dal peccato, e quindi Pietro può vedere chiaramente la natura sottosopra del mondo mentre è appeso con la testa all'ingiù sulla croce. Il suo discorso chiarisce che Adamo, il "primo uomo", è caduto a testa in giù e ha capovolto il cosmo, ma solo attraverso Cristo il mondo può essere visto "in posizione diritta". Così, le crocifissioni di Gesù e di Pietro riportano la creazione, attraverso il Nuovo Adamo, al suo funzionamento previsto.
2. Le considerazioni di Origene
La morte di Pietro a testa in giù ha chiaramente una funzione teologica e narrativa nel testo. Ma potrebbe anche essere storica? Il primo padre della Chiesa a menzionarla, Origene, nel volume 3 del suo Commento alla Genesi della metà del III secolo (230 circa), non fa menzione del discorso prolungato di Pietro. Non è certo se Origene abbia tratto questo fatto da una tradizione indipendente o dagli Atti di Pietro. Eppure, abbiamo prove che i carnefici romani variavano le loro pratiche di crocifissione per il loro piacere sadico, quindi non è intrinsecamente implausibile che Pietro sia stato crocifisso a testa in giù. Tuttavia, pensate che i carnefici romani accettassero suggerimenti dai criminali su come volevano essere crocifissi? Probabilmente no.
Nonostante ciò, anche se è possibile che la tradizione della crocifissione di Pietro a testa in giù preservi un ricordo reale del suo destino, le prove storiche sono semplicemente inconsistenti.
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[1] Christine Thomas, The Acts of Peter: Gospel Literature, and the Ancient Novel (Oxford: Oxford University Press, 2003), 47.
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Sean McDowell, Ph.D., è professore di Apologetica cristiana alla Biola University, autore di oltre 15 libri, oratore riconosciuto a livello internazionale e insegnante part-time di scuola superiore. Seguilo su Twitter: @sean_mcdowell, TikTok, Instagram e il suo blog: seanmcdowell.org.